Con noi sono arrivati gli operatori della TV Il Globo informati del mio arrivo; il ruolo che ricopro in questo viaggio è duplice: come presidente dell’Associazione Nazionale Cioccolatieri Confartigianato, e come imprenditore in cerca di nuove frontiere del gusto. Per questo la mia presenza ha suscitato interesse per un servizio ed un’intervista.
La visita alle piantagioni della fazenda è stata positiva. La produzione agricola è sicuramente di ottima qualità. L’unico neo riscontrato è stata la scarsa conoscenza o forse la totale ignoranza dello scopo che ha il cacao. Mi riferisco alla poca considerazione che viene data alla qualità e importanza delle fasi post-raccolto, che influenzano ed a volte distruggono l’effetto delle cure avute nel campo. Alla mia domanda del perché di questa trascuratezza la risposta è stata unanime: tutti concordi sul fatto che il cacao secco viene venduto a tre grandi gruppi ma soprattutto a Cargil, che non solo non è disposto a pagare di più per un prodotto ben lavorato ma addirittura ha proibito la coltivazione di quel pregiato cacao Albino dal cotiledone Bianco in quanto definito brutto da vedere; la conseguenza è la scomparsa di questa varietà dalle piantagioni.
Per motivi di caldo in questi posti non si lavora il cioccolato, e chi lo fa ottiene risultati appena sufficienti; l’unica logica produttiva è la resa in tonnellate, data dalle varietà resistenti al “Vassura de Bruxia”, il micidiale fungo che nel 1981 da decimato le piantagioni brasiliane, e che oggi grazie agli studi del centro scientifico CEPAC sta per essere debellato.
Il secondo giorno Nicolas ci porta a visitare la sua Fazenda che potrebbe sembrare la valle dell’Eden, con l’immancabile lago con anatre e germani reali, una distesa di palme da cocco e banani; sul crinale della collina sorge la casa di Nicolas, splendido esempio di bio-architettura, costruita interamente in legno, giunco, canapa e canne di bambù gigantesche. I muri sono intonacati con argilla essiccata e gli stessi mattoni realizzati sul posto dagli operai della fazenda, l’energia elettrica è prodotta con un generatore eolico, l’acqua pompata dalla sorgente in un castello di vasi di contenimento.
Ma il nostro interesse primario ci porta a visitare le sue piantagioni, Nicolas ci accompagna attraverso una coltivazione di piante di caucciù pronte per essere incise, scendiamo un crinale coperto da piante di notevole altezza come Cagiamanga, l’Abara, la Carnauba e l’Angico, sotto le quali il Platano o Banano che dir si voglia protegge le preziose piante di cacao. Notiamo immediatamente che sono tutte numerate, e a seconda dell’esposizione le fascette cambiano colore; in questa stagione sulle piante ci sono pochi frutti: è il periodo in cui vegetano, pertanto sono notevoli le foglioline nuove che tingono di rosso le chiome delle piante, alternando una vastità di minuscoli fiorellini a superstiti frutti con nuove e vecchie foglie.
Questa è una piantagione di Forastero, che seppur vituperato da una moda classificatrice, gode di ottima salute e curato in modo ammirevole dà origine ad un cacao di notevole struttura, decisamente profumato, con un’altissima percentuale di burro di cacao e dal colore marcato. Se a tutto questo aggiungiamo la passione che Nicolas ha trasmesso ai suoi ragazzi, il risultato è sorprendente.
A un certo punto incontriamo gli operai che stanno bonificando una zona acquistata da poco e che ancora deve essere catalogata e riorganizzata sotto il profilo di drenaggio idrico; scopriamo che quelle piante ormai abbandonate da anni sono della varietà Scavina, dal gradevolissimo profumo fruttato e dalle fave grandi di color rosso bruno.
Tornando dalla piantagione, trasportiamo nelle gerle di vimini a dorso di mulo le cabossidi raccolte nella fazenda. Con l’amico Nicolas abbiamo poi provveduto al “decabossage”, ovvero a rompere le capsule e ad estrarre le fave avvolte dalla mucillagine per immetterle nei cassoni di fermentazione. Alex, Machò, Adriano e Nicolas sono abituati al lavoro, io sono solo un’aggiunta, ma due mani in più fanno guadagnare alcune decine di minuti a tutti.
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